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Assoluto
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Nella mwcgstoria della filosofia, lmwcw'mwdaassoluto è una realtà la cui esistenza non dipende da nessun'altra, ma sussiste in sé e per sé.cite-ref-1[1]cite-ref-2[2]

Contents

Note

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Etimologia e storia

Etimologicamente il termine mwgaassoluto deriva dal composto mwgqlatino mwggab + mwgwsolutus, che significa «sciolto da».cite-ref-3[3] mwiaPlatone ad esempio considerava il mondo delle mwiqidee o mwigIperuranio come una realtà indipendente e autonoma, appunto perché "sciolta da" ogni altra, non relativa ad altro da sé. Viceversa il mondo sensibile esiste solo in relazione alle idee, in quanto cioè dipende mwiwontologicamente da queste ultime.cite-ref-4[4]

Alle Idee egli attribuiva così l'mwmgEssere di cui già parlava mwmwParmenide, al vertice del quale pose il mwnaBene assimilandolo al mwnqSole, la cui mwngluce spirituale rende possibile la mwnwvisione sovrasensibile, cioè il mwoapensare.cite-ref-6[6] L'assoluto è infatti quel che ha l'essere in sé e per sé, essendo mwpqmwpgcausa sui (causa di sé). Relativo è invece ciò che secondo Platone non ha l'essere, bensì soltanto l'mwpwesistenza, ovvero mwqaè unicamente a partire da qualcos'altro; mwqqesistenza vuol dire infatti propriamente, in senso etimologico, "essere da", cioè ricevere l'essere da un altro (dal latino mwqgex + mwqwsistentia).

Dal pensiero greco alla Scolastica

In mwrgAristotele, assoluto è l'mwrwatto puro, cioè mwsaDio, in quanto pienamente realizzato; esso non è mosso da altro da sé, ma è piuttosto un motore che attrae verso di sé pur restando perfettamente immobile. Per mwsqPlotino esso è l'mwsgUno, ossia una realtà suprema che non contiene al suo interno alcuna divisione: tutto è in Lui.cite-ref-7[7] L'Assoluto può essere compreso dal mwtwpensiero solo elevandosi al di sopra del mwuadualismo soggetto/oggetto, attraverso l'unione mistica dell'mwuqestasi. L'uomo riesce in tal modo a porsi, come l'Uno, al di sopra del mwugprincipio di non-contraddizione aristotelico, identificandosi con la sua mwuwlibertà assoluta, mwvasciolta cioè da qualsiasi necessità razionale.cite-ref-8[8]

Sulla scia della mwwgfilosofia greca, la mwwwteologia cristiana identificherà l'Assoluto con il Dio della mwxaRivelazione mwxqbiblica. Nella mwxgScolastica appariva allora evidente come la mwxwconoscenza filosofica dell'Assoluto dovesse passare per un atto di mwyafede o attraverso l'immediatezza dell'mwyqintuizione: conoscere significa infatti collegare, relazionare qualcosa con altro da sé; ma poiché l'Assoluto ha già tutto dentro, non ha un termine di riferimento esterno con cui possa relazionarsi. Le cinque vie proposte da mwygTommaso d'Aquino per elevarsi all'intelligenza delle verità rivelate dunque consentono solamente di arrivare ad una conoscenza intuitiva dell'esistenza di Dio, senza la pretesa di dimostrarle logicamente.cite-ref-9[9] Esse saranno invece confuse, in epoca illuminista, con la capacità di «dimostrare» con la mwzwragione i fondamenti della fede.cite-ref-10[10]

L'età moderna

Nell'età moderna si va dalla concezione mwbgtrascendente di mwbwCusano, per il quale l'Assoluto è il punto supremo in cui gli mwcaopposti coincidono, e in cui non c'è più distinzione tra gli oggetti della molteplicità,cite-ref-11[11] a quella mwdqimmanente di mwdgSpinoza. Quest'ultimo, mirante a ricomporre il dualismo mwdwcartesiano tra mweamweqres cogitans e mwegmwewres extensa, sostiene che tutto in natura è causato da un principio unico e assoluto, cioè mwfaDio, che non è da intendersi come il primo anello della catena di cause in essa presente, ma come la sostanza unitaria di questa stessa catena.

Da Kant all'idealismo tedesco

Il tema filosofico dell'Assoluto trova quindi uno sviluppo limitato ma fulmineo e di eccezionale rilevanza nella storia del pensiero europeo a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo. Nel mwfw1781 esce la prima edizione della mwgamwgqCritica della ragion pura, di mwggImmanuel Kant. L'intenzione del filosofo è di inserirsi nel dibattito sulla scienza e sui fondamenti della conoscenza, spostando l'indagine dall'ambito dell'mwgwoggetto (la natura, l'essere dell'ente) a quello del mwhasoggetto. Con la sua "mwhqrivoluzione copernicana" egli cerca di stabilire una differenza non più discutibile tra ciò che è conoscibile (mwhgfenomeno) e ciò che non lo è (mwhwnoumeno), ma pone in tal modo un problema che diventerà la ragione determinante del successivo dibattito che si aprirà in mwiaGermania.

Separando la funzione teoretica della filosofia da quella pratica (o etica),cite-ref-12[12] egli dava infatti l'impressione di affrontare la questione senza la dovuta profondità, un elemento, questo, che devia l'attenzione dei critici e dei lettori verso esiti completamente diversi da quelli che Kant aveva immaginato. Il problema diventa infatti quello della natura "ingiustificabile" della mwkgcosa in sé, e di come superare la mwkwdicotomia kantiana tra intelletto ed esperienza, cioè in definitiva tra soggetto e oggetto.

Nel mwlq1787 mwlgFriedrich H. Jacobi avanza le sue obiezioni sull'inconoscibilità del noumeno pubblicando mwlwDavid Hume sulla fede. Contemporaneamente Kant fa uscire una seconda edizione, riveduta e corretta, della mwmqCritica, proprio allo scopo di chiarire le difficoltà di interpretazione sorte attorno al noumeno e all'ipotesi dell'mwmgintuizione pura. Sempre nell'87 esce anche la mwmwmwnaCritica della ragion pratica, nella quale Kant distingue nettamente la mwnqfilosofia pratica da quella teoretica: mentre la prima sa attingere all'Assoluto, perché obbedisce soltanto alle leggi che la ragione scopre dentro di sé, sul piano conoscitivo il soggetto è vincolato dai limiti fenomenici che, in quanto dotato di sensi, egli costruisce sull'oggetto.

Nel mwnw1789 mwoaKarl Leonhard Reinhold scrive il mwoqmwogSaggio su una nuova teoria della facoltà umana della rappresentazione; con quest'opera l'autore, che si considera un fedele seguace di Kant, cerca di unificare fenomeno e noumeno, vedendoli non più come i termini opposti di una contraddizione, ma originati dalla stessa attività unificatrice del soggetto. Secondo Reinhold cioè, la cosa in sé non è qualcosa di esterno al soggetto, ma un puro concetto (limite) appartenente alla sua stessa rappresentazione. Con quest'operazione Reinhold indirizza decisamente il dibattito verso il problema dell'assoluto che non verrà più abbandonato.

Nel mwpa1790, mentre mwpqSalomon Maimon, con le sue mwpgRicerche sulla filosofia trascendentale, compie il passo decisivo per inglobare il noumeno tra i fattori della coscienza, esce la mwqamwqqCritica del giudizio, ultima delle tre opere massime di Kant, che nel dibattito in corso affianca al concetto di assoluto quello di libertà: questa infatti, secondo Kant, si ha perché il soggetto, formulando i propri giudizi estetici, non è più sottoposto alla necessità delle leggi conoscitive di causa-effetto, ma è libero nel formulare i propri legami associativi, e vive perciò la dimensione dell'assoluto che era preclusa invece alla pura ragione.

Nel mwrw1792 mwsaGottlob Ernst Schulze, col suo pamphlet intitolato mwsqmwsgEnesidemo, faceva virare le teorie kantiane su posizioni mwswscettiche. Proprio per rispondere alle obiezioni di Schulze e difendere le ragioni del mwtacriticismo, mwtqFichte elabora, tra il '93 e il '97, i fondamenti della sua mwtgmwtwDottrina della scienza, opera con cui si gettano le basi definitive dell'mwuaidealismo. In questo percorso, che rappresenta solo la prima fase del dibattito, l'assoluto, che appariva in Kant come il limite invalicabile dalla conoscenza umana, viene a coincidere con la mwuqcoscienza stessa, trasformato nell'atto mwugtrascendentale di auto-formazione del soggetto: questi non è più limitato da un noumeno esterno, ma da un limite interno che egli si pone mwuwinconsciamente. La contrapposizione tra soggetto e oggetto viene così ricondotta a un principio unitario: l'mwvaIo mwvqassoluto. È assoluto perché illimitato, ma ad esso tuttavia si accede sempre per via mwvgetica, con un atto di libertà, perché sul piano conoscitivo permane la contrapposizione io/non-io.

La comparsa di mwxaIdee per una filosofia della natura di mwxgSchelling - siamo ancora nel '97, a soli 14 anni dai mwxwProlegomeni ad ogni metafisica futura di Kant - sposta ulteriormente l'orizzonte tematico del criticismo, coinvolgendo nello scenario le figure maggiori della cultura romantica tedesca, tra le quali mwyaSchiller, mwyqGoethe, mwygHölderlin. Oltre a ciò, molto, se non moltissimo, contarono nella stagione schellinghiana le ricerche naturalistiche di scienziati e medici gravitanti attorno alle nuove frontiere della mwywfisica e della mwzachimica (le scoperte legate al mwzqmagnetismo e alla funzione dell'ossigeno), e, appunto, l'impegno intellettuale di uno scrittore come mwzgGoethe attorno al nuovo filone della "mwzwFilosofia della natura". Schelling obietta che l'mw0aIo fichtiano, pur essendo assoluto e illimitato, aveva bisogno di restare vincolato al non-io, dal momento che un mw0qsoggetto può esistere solo in rapporto a un mw0goggetto. Così egli pone a principio della sua filosofia un Assoluto nel quale il soggetto e l'oggetto siano due mw0wpoli con pari dignità; esso è l'unione immediata di Spirito e Natura. Con Schelling la ricerca kantiana di un mw1aprincipio unitario si espande così fino al limite estremo di un idealismo mw1qspinoziano di impronta panteistica, di cui sono elementi centrali l'mw1garte e la mw1wreligione.

L'Assoluto di Hegel

Hegel inaugura una nuova concezione dell'Assoluto, in grado di risolvere, a suo modo di vedere, le aporie delle metafisiche precedenti, incapaci secondo lui di spiegare perché Esso abbia bisogno di generare la molteplicità. Egli Lo concepisce come l'Uno di Plotino in senso rovesciato:cite-ref-13[13] mentre quest'ultimo restava collocato su un piano mistico e trascendente, a partire dal quale generava il divenire e si disperdeva nel molteplice senza una ragione apparente, l'Assoluto hegeliano entra nel divenire per rendere ragione di sé. La molteplicità serve, dunque, all'Uno per poter diventare alla fine consapevole di sé, per riconoscersi, attraverso vari passaggi, in se stesso.cite-ref-hegel1-14-0[14]

La prospettiva plotiniana, dove l'Uno era posto all'origine in uno stato di estasi che si affievoliva man mano che esso emanava il molteplice, risulta così capovolta: per Hegel l'Uno viene composto a partire dal molteplice e prenderà coscienza di sé solo alla fine, acquistando concretezza nel suo percorso mondano.cite-ref-15[15]

Questa nuova concezione comporta il sovvertimento della logica di non-contraddizione, dato che l'Uno viene ora a coincidere con il suo contrario, cioè con la molteplicità. L'Assoluto hegeliano non è più qualcosa di statico, che si trovi già «in sé e per sé», ma è un divenire, un essere per sé, la cui verità scaturisce da una dimostrazione dialettica, anziché essere posta con un'intuizione originaria.cite-ref-16[16] In Hegel certezza e verità tornano a coincidere, così come pensiero ed essere, ma in forma mediata (dalla ragione).

Con mw7qHegel la conversazione raggiunge il suo punto più alto ma anche storicamente definitivo: il compito che egli si assume è infatti quello di sanare le contraddizioni intrinseche all'atteggiamento stesso del mw7gcriticismo e dell'mw7widealismo, dovute a suo dire alla loro incapacità di spiegare perché mai l'Assoluto dovesse mw8apolarizzarsi in una dualità, soggetto e oggetto, l'uno contrapposto all'altro. Ciò riesce ad Hegel facendo rientrare la filosofia nella mw8qStoria, facendone l'esito della vita reale, e non l'antagonista, a prezzo però dell'abbandono della mw8glogica formale di mw8wnon-contraddizione che aveva guidato il pensiero filosofico sin dai tempi di mw9aParmenide e mw9qAristotele. Con la sua rappresentazione dell'assoluto che trova la conciliazione tra gli opposti nella loro mw9glotta e reciproca contesa,cite-ref-17[17] anziché in principi posti acriticamente mw-wa priori, Hegel pone fine definitivamente a quella separazione tra mw-asoggetto e mw-qoggetto che era stata la croce di tutta la filosofia post-kantiana.cite-ref-18[18] In questo senso, l'itinerario testuale di Hegel è quasi il segno esteriore di quell'mwaqiunità di cui il suo pensiero vuol essere la più alta rappresentazione: dal primo saggio sulla mwaqmmwaqqDifferenza tra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling, passando per la mwaqumwaqyFenomenologia dello spirito, la mwaqcmwaqgScienza della logica e lmwaqk'mwaqomwaqsEnciclopedia delle scienze filosofiche, l'opera hegeliana si pone come la completa e sistematica rappresentazione ideale della realtà - ovvero dell'assoluto.

Le critiche all'hegelismo

La soluzione hegeliana darà tuttavia adito a numerose critiche da parte dei suoi contemporanei: secondo mwaq4Schelling, ad esempio, il mwaq8pensiero può stabilire soltanto le condizioni mwaranegative o necessarie (ma non sufficienti) perché qualcosa esista; la realtà effettiva e assoluta, invece, non può essere creata, determinata dal pensiero logico, perché nasce da una mwarevolontà libera e irriducibile alla mera necessità razionale. Le condizioni mwaripositive che rendono possibile l'esistenza scaturiscono infatti da un atto incondizionato e appunto assoluto che in quanto tale è al di sopra di ogni spiegazione mwarmdialettica, mentre Hegel intendeva fare dell'Assoluto proprio il risultato di una mediazione logica, che giungerebbe a consapevolezza di sé solo a conclusione del processo dialettico.

«Per quanto riguarda Hegel, questi si vantava proprio di avere Dio come Spirito Assoluto a conclusione della filosofia. Ora, si può pensare uno Spirito Assoluto che non sia al contempo assoluta personalità, un essere assolutamente consapevole di sé?»

(Schelling, Filosofia della rivelazione, Bompiani, 2002, trad. di Adriano Bausola, pag. 151)

Di diverso tenore le critiche di mwaryMarx, che pur contestando l'astrattezza dell'Assoluto di Hegel, apprezzava però l'idea della mwarclotta come conciliazione delle controversie sociali, preferendola a quella concordia tra gli opposti postulata acriticamente a suo dire dalle dottrine teologico-filosofiche prima di lui succedutesi. Marx quindi sostituì semplicemente l'Assoluto hegeliano con la mwargStoria, facendo di quest'ultima l'esito dello scontro tra mwarkclassi contrapposte.

Tale impostazione di pensiero fu invece criticata, su altri versanti, da filosofi rivolti maggiormente a tematiche mwarsesistenziali, come mwarwSchopenhauer, o mwar0Kierkegaard, agli occhi dei quali la dottrina hegeliana appariva come la vana pretesa di comprendere razionalmente ciò che per natura può essere conosciuto solo ponendosi al di là della mwar4ragione stessa: quel che Hegel aveva creduto di trovare era in realtà una sorta di «relativo» mascherato da assoluto, non un «intero» ma soltanto la prevaricazione di una sua parte sull'altra.

L'Assoluto nelle religioni orientali

Il professor Toshihiko Izutsu ha individuato nel mwasibuddismo il termine equivalente a quello occidentale di «Assoluto» nel mwasmsanscrito mwasqmwasutathātā (letteralmente "il fatto di essere così"), nel mwasycinese mwascchēn ju ("veramente così"), nel giapponese mwasgshin-nyo,cite-ref-19[19] mentre nell'Islam è mwas0mwas4haqq.

«[L'Assoluto] corrisponde al concetto vedantico di

parabrahaman

, il "Brahman Supremo", e alla nozione neoconfuciana di

wu-chi

(L'ultimo). Sia nel Vedanta che nell'Islam, l'Assoluto in questo stadio supremo non è neppure Dio, perché dopotutto Dio è soltanto una determinazione dell'Assoluto, nella misura in cui implica quantomeno una indifferenziazione tra Assoluto e mondo della creazione.

Nel secondo di questi due campi, l'Assoluto è l'Assoluto, ma lo è rispetto al mondo. È questo l'Assoluto considerato in qualità di fonte ultima del mondo fenomenale, come qualcosa che si rivela a se stesso sotto forma di molteplicità. Il nome di Dio, Allah nell'Islam, si applica all'Assoluto solo a questo livello. Questo è il livello di

paramesvara

, il Dio Supremo, nel

Vedānta

e nel

neoconfucianesimo

, il grado di

t'ai chi

, l'Ultimo Supremo, che non è altro se non il

wu chi

, il Niente ultimo, in quanto principio eterno di creatività.»

(Toshihiko Izutsu, Unicità dell'esistenza, Marietti, 1991, p. 31, ISBN 88-211-7455-7.)

Secondo la mwatefilosofia islamica del mwatiWaḥdat al-Wujūd (mwatmUnità dell'Essenza), l'Assoluto si presenta sotto due aspetti opposti, il mwatqbātin o interno e lo mwatumwatyzāhir o esterno. Il primo è inconoscibile, il secondo è quello manifesto.

Note

cite-note-11. mwat0mwat4mwat8Assoluto, su mwauatreccani.it.
cite-note-22. mwauqmwauuUmberto Eco, mwauymwaucAssoluto e Relativo, in mwaugmwaukla Repubblica, 10 luglio 2007, pp.mwauo 1-54.
cite-note-33. Zolli-Cortelazzo, mwau4Dizionario etimologico della lingua italiana, Zanichelli editore.
cite-note-44. Platone, mwavimwavmLa Repubblica, VII.
cite-note-51. Figura pubblicata dal mwavcneoplatonico britannico mwavgRobert Fludd nellmwavk'mwavoUtriusque cosmi maioris scilicet et minoris Metaphysica, physica atque technica Historia (1617).
cite-note-66. mwav4mwav8mwawaPlatone: il Sole, metafora del Bene (mwawemwawiPDF), su mwawmcampus.hubscuola.it.
cite-note-77. Proprio perché esso è «primariamente Primo», l'Assoluto di Plotino andrebbe inteso come totalmente mwawctrascendente (cfr. mwawgWerner Beierwaltes, mwawkPensare l'Uno. Studi sulla filosofia neoplatonica e sulla storia dei suoi influssi [1985], pp. 23-74, introduzione di mwawoG. Reale, traduzione di M. L. Gatti, Vita e Pensiero, Milano, 1992).
cite-note-88. Luigi Pelloux, mwaw4L'assoluto nella dottrina di Plotino, Vita e Pensiero, Milano 1994.
cite-note-99. mwaxiEx motu, mwaxmex causa, mwaxqex contingentia, mwaxuex gradu perfectionis, mwaxyex fine sono le cinque "vie" proposte da Tommaso d'Aquino come mwaxc"preambula fidei", cioè premesse in grado di avviare la ragione, che possono permetterle di aprirsi al dato rivelato (cfr. mwaxgSumma theologiae, I, questione 2, articolo 3).
cite-note-1010. Perone, Ferretti, Ciancio, mwaxwStoria del pensiero filosofico, vol. III, pag. 563, SEI, Torino 1988 ISBN 88-05-01687-X.
cite-note-1111. Secondo Cusano, nell'Assoluto si trova la comune radice di tutto ciò che nella realtà fenomenica appare contraddittorio alla semplice ragione: esso è lmwaye'mwayiimplicatio dell'mwaymessere, come un cerchio dilatato all'infinito nel quale si ritrovano a coincidere tutti i diametri e i raggi. L'espressione da lui usata per descriverlo è mwayqcoincidentia oppositorum («unione degli opposti»).
cite-note-1212. Cfr. anche i mwaygmwaykProlegomeni ad ogni metafisica futura che vorrà presentarsi come scienza, una sintesi della prima mwayoCritica pubblicata da Kant nel 1783, che si può intendere come il vero inizio del dibattito sull'Assoluto.
cite-note-1313. mway4Werner Beierwaltes, mway8Hegel und Plotin, in "Revue internationale de Philosophie", n. 94, secondo fascicolo, pp. 348-357, XXIV annata, 1970.
cite-note-hegel1-1414. «Il vero è l'intero. Ma l'intero è soltanto l'essenza che si completa mediante il suo sviluppo. Dell'Assoluto si deve dire che esso è essenzialmente Risultato, che solo alla fine è ciò che è in verità; e proprio in ciò consiste la sua natura, nell'essere effettualità, soggetto, o svolgimento di se stesso» (Hegel, prefazione a mwazmFenomenologia dello Spirito, trad. it. in mwazqGrande Antologia Filosofica, vol. XVIII, pag. 498, Milano, Marzorati, 1971).
cite-note-1515. Secondo il già citato Beierwaltes, Hegel opera una "razionalizzazione" dell'estasi di Plotino, snaturandone l'essenza: «Hegel dà forma all'Uno di Plotino seguendo rigorosamente il proprio modello di soggetto. Di conseguenza L'Uno pensa, benché Plotino, almeno nei suoi scritti più tardi, ce lo presenti rigorosamente come non-pensante» (W. Beierwaltes, mwazgPlatonismus und Idealismus, Francoforte, Klostermann, 1972, trad. it. di E. Marmiroli, Il Mulino, Bologna, 1987, pp. 161-162).
cite-note-1616. Secondo Hegel, «scissione, emanazione, effusione, venir fuori, uscir fuori, prorompere sono tutte parole molto diffuse anche nei tempi moderni, ma che non dicono niente. [...] Plotino non è dialettico, non sa uscire da se stesso, né ritornare in se stesso da se stesso come coscienza» (W. F. Hegel, mwazwVorlesungen über die Geschichte der Philosophie, in «Samtliche Werke», a cura di H. Glockner, Frommann, Stoccarda, 1959, pag. 67).
cite-note-1717. Hegel sotto alcuni aspetti riprese mwaaaEraclito che già aveva sostenuto come mwaaepòlemos, cioè la guerra, fosse re e padre di ogni realtà (cfr. mwaaiSulla natura, frammento 53 della raccolta Diels-Kranz), e che «tutto nasce secondo contesa e necessità» (fr. 80).
cite-note-1818. mwaaySoggetto e mwaacoggetto, mwaagpensiero ed mwaakessere, vengono unificati secondo Hegel nel momento in cui la ragione prende coscienza che l'uno non può esistere senza l'altro, che un oggetto è tale solo in rapporto a un soggetto, e viceversa. A differenza di Schelling e delle filosofie precedenti, che pure ben conoscevano una tale mwaaodialettica soggetto/oggetto, nel sistema hegeliano è la mwaasragione stessa che opera quest'unificazione, via via che ne prende coscienza, mentre nella metafisica tradizionale si trattava di un'mwaawunità già data mwaa0a priori, sin dall'inizio, che la ragione si limitava a riconoscere, non a costruire da sola. Ne consegue che quella di Hegel è un'identità composita, non più immediata, dei due termini contrapposti.
cite-note-1919. mwabeToshihiko Izutsu, mwabiUnicità dell'esistenza, Marietti, 1991, p.mwabm 40, mwabqISBNmwabu 88-211-7455-7.

Bibliografia

• Adriano Alessi, mwaboSui sentieri dell'assoluto. Introduzione alla teologia filosofica, LAS editore, 2004 ISBN 8821305597
• Luigi Pelloux, mwab0mwab4L'assoluto nella dottrina di Plotino (1941), prefazione di A. Bausola, Vita e Pensiero, Milano 1994 ISBN 88-343-0560-4
• Salvatore Patriarca, mwaceDall'assoluto alla realtà. Teodicea e ontogenesi nella Weltalterphilosophie schellinghiana, Mimesis, 2006 ISBN 8884834090
• Adriaan Peperzak, mwacqAutoconoscenza dell'assoluto. Lineamenti della filosofia dello spirito hegeliano, Bibliopolis, 1988 ISBN 8870881687
• Paolo Salandrini, mwaccHegel. Biografia dell'assoluto, Spazio Tre, 2009 ISBN 8878400432
• Walter Kasper, mwacoL'assoluto nella storia. Nell'ultima filosofia di Schelling, Jaca Book, 1986 ISBN 8816301333
• Luciano Dottarelli, mwac0Maneggiare assoluti. Immanuel Kant, Primo Levi e altri maestri, Il Prato, Padova 2012 ISBN 978-88-6336-171-1
• Markus Gabriel, mwadaL'assoluto e il mondo nella "Freiheitsschrift" di Schelling, Rosenberg, Torino 2012 ISBN 978-88-7885-164-1

Voci correlate

• L'mwadcUno

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Collegamenti esterni

• citerefdizionario-di-filosofiaassoluto, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
• citerefjewish-encyclopedia(EN) Assoluto, in Jewish Encyclopedia, Funk and Wagnalls.
• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Assoluto, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.